I Fossati di Stretto

Il profondo fossato intagliato nella calcarenite rappresenta, secondo la letteratura scientifica, “una struttura lineare allungata più o meno larga che testimonia una limitazione volontaria dello spazio o la presenza di costruzioni più imponenti oggi erose”.
Dell’insediamento trincerato ciò che oggi rimane visibile è solo una piccola parte del sistema dei fossati, sopravvissuta all’attività estrattiva della cava di calcarenite, la cui porzione più profonda, denominata A, raggiunge una profondità di oltre 13 metri. Questa porzione è stata messa in luce da una sezione artificiosamente prodotta nella roccia dai mezzi meccanici nel corso dei lavori di sbancamento.
Il fossato A presenta, per tutta la sua profondità, una stratigrafia caratterizzata dall’alternarsi di strati sabbiosi e limosi con lenti di cenere e carboni. Ceramica e industria litica su selce e ossidiana sono concentrati soprattutto negli strati cinerei. Abbondanti sono anche i resti di pasto composti per lo più da fauna domestica.

In realtà per il fossato A non è corretto parlare di un’unica struttura, poiché esso si articola in due distinti tronconi sovrapposti, di cui quello superiore si sviluppa secondo un asse NO-SE e raggiunge una larghezza massima di 3 metri, quello inferiore si sviluppa lungo un asse NE-SO restringendosi nel punto più profondo sino a 0,50 metri circa. Oltre a questa sostanziale diversità di carattere morfologico, anche le dinamiche di sedimentazione e stratificazione all’interno dei due segmenti di fossato appaiono differenti, implicando per la porzione superiore, più recente, una interpretazione funzionale come scarico, per la porzione inferiore e, quindi, più antica, una interpretazione come area di frequentazione cultuale e rituale, testimoniata anche dalla presenza in strato di focolari. Inoltre, i primi scavi hanno portato in luce, nel punto corrispondente all’innesto dei due tronconi, resti scheletrici umani, che costituiscono probabilmente i residui di deposizioni funerarie originariamente integre e in seguito sconvolte.

Nell’area meridionale costeggiata dal torrente che solca il vallone Binaia si trova una parte del sistema trincerato di Stretto, composto da elementi strutturali a lungo studiati che, per le caratteristiche geomorfologiche, hanno fatto propendere per una interpretazione funzionale in termini idrici dell’intero complesso archeologico. I manufatti individuati sono costituiti da una cascata in parte fossile, un laghetto-sorgente, una galleria ove era possibile effettuare culti lustrali, una porzione di fossato pensile ed un ulteriore lembo di fossato tuttora attivo.
Tutti gli elementi morfologici descritti fanno parte di un complesso strutturale che doveva espletare una funzione idrica e/o cultuale che termina nel corso del neolitico finale.

Lydia Conte