Area Archeologica

La contrada Stretto è ubicata a circa due Km sul versante Est del centro urbano di Partanna ed è costituita da una dorsale calcarenitica con andamento Nord-Sud. La parte centrale del rilievo è tagliata trasversalmente dalla strada provinciale che collega Partanna con Salaparuta e Poggioreale, dove è localizzato lo sbancamento operato dalla cava di calcarenite oggi non più operante.


In tale contesto alterato si è ritrovato il fossato o più precisamente le porzioni residuate alla distruzione, testimoni del complesso sistema originale.
In seguito alla scoperta, la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Trapani ha effettuato campagne di scavo che hanno consentito di mettere in luce il manufatto rupestre e di studiare la notevole quantità di materiale rinvenuta all'interno del riempimento.
Mediante uno scavo stratigrafico sono stati ritrovati materiali ceramici, litici e osteologici di complessa valutazione che attualmente si trovano esposti nel Museo Archeologico della Preistoria del Basso Belice, sito all’interno del Castello Grifeo a Partanna.

L'esplorazione dell'area più a valle, lungo il percorso del torrente Binaia, interessata da una rigogliosa vegetazione selvatica, ha messo in evidenza altre porzioni di fossato intagliato nella roccia ove scorre ancora l'acqua. Sembra che tali porzioni di fossato siano servite per convogliare le acque, spostandole da un alveo preesistente più ad Ovest.
L’esistenza di questo complesso sistema strutturale ed i reperti ritrovati a Stretto dimostrano la presenza nell’insediamento, in età neolitica, di una società complessa ed avanzata dotata di una struttura produttiva differenziata e specializzata capace di realizzare grandi opere nel territorio e dedita all’agricoltura e agli scambi culturali.

All’interno dell’area insiste anche una estesa necropoli rupestre con numerose tombe scavate nelle pareti di calcarenite della collina, risalenti all’età del bronzo. Altri complessi necropolari analoghi si trovano nelle contrade limitrofe e in tutto il territorio comunale, i cui ritrovamenti coprono complessivamente un vasto arco temporale della preistoria siciliana. Nonostante le frequenti violazioni delle tombe da parte degli scavatori di frodo è stato possibile recuperare un significativo corredo ceramico dell’Età del Bronzo ed un interessante esemplare di cranio sottoposto a trapanazione in vita – pratica medica attestata in antichità – tra le sepolture presenti nella tomba T1.