La Necropoli
La necropoli preistorica di contrada Stretto si compone di trentadue tombe inquadrabili tra la antica e la tarda età del bronzo (XXII-XI secolo a.C.). Le tombe occupano il versante orientale della cresta rocciosa che domina il vallone Binaia, solcato dal torrente di Stretto. La loro disposizione geografica sul territorio e la presenza di altri seppur piccoli gruppi di tombe, sia a N-O che a S-E dell’area di Stretto (Capo d’Acqua e Torre Donzelle), indicano la probabile presenza su tutto il comprensorio di insediamenti stabili sinora testimoniati esclusivamente dai relativi complessi funerari.
Tutte le strutture funerarie rientrano nella tipologia tombale della grotticella artificiale che a partire dall’ultima fase dell’età del rame (facies di Malpasso, fine del III millennio a.C.) sostituisce in Sicilia la tomba a pozzetto di tradizione eneolitica per perdurare, diffusamente su tutto il suolo siciliano, sino al periodo protostorico. La tipologia della grotticella artificiale, nella sua espressione architettonica più semplice, si compone di un piccolo ambiente scavato nella roccia (o semplicemente regolarizzato), il più delle volte a profilo regolarmente circolare ma a volte munito di corridoio di accesso (il cosiddetto dromos), di lunghezza e profondità variabili, anch’esso ricavato nel banco roccioso. Le grotticelle hanno per lo più pianta circolare più o meno composita, o quadrata. Queste sono a volte provviste di nicchie ricavate nelle pareti, di banchi, di piani di calpestio e di lettucci funebri. Nella tipologia strutturale di questo periodo sono presenti anche elementi strutturali aggiuntivi, quali i portelli litici atti alla chiusura dell’ingresso della cella La tomba 1 costituisce il contesto più antico di tutta la necropoli di Stretto. Essa rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’intero complesso funerario, per l’avvenuto ritrovamento, al suo interno, di un ricco corredo vascolare datato all’antica età del bronzo (XXII-XIX sec. a.C.), inquadrabile nella facies culturale del Bicchiere Campaniforme e di Naro-Partanna. Questa facies costituisce una sorta di variante occidentale della civiltà di Castelluccio diffusamente attestata nella Sicilia orientale.
Tra le inumazioni, di estrema importanza è stato il ritrovamento di un cranio con trapanazione cranica praticata in vita, che costituisce un caso di paleo-chirurgia unico per la Sicilia.
Lydia Contefuneraria, o elementi trilitici compositi che costituivano il corridoio di accesso.
La tomba 1 costituisce il contesto più antico di tutta la necropoli di Stretto. Essa rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’intero complesso funerario, per l’avvenuto ritrovamento, al suo interno, di un ricco corredo vascolare datato all’antica età del bronzo (XXII-XIX sec. a.C.), inquadrabile nella facies culturale del Bicchiere Campaniforme e di Naro-Partanna. Questa facies costituisce una sorta di variante occidentale della civiltà di Castelluccio diffusamente attestata nella Sicilia orientale.
Tra le inumazioni, di estrema importanza è stato il ritrovamento di un cranio con trapanazione cranica praticata in vita, che costituisce un caso di paleo-chirurgia unico per la Sicilia.
Lydia Conte

